STORIE

Storia di Faith

Faith è una donna nigeriana che non ha avuto una vita facile. È stata in Italia giovanissima, ingannata come tante sue connazionali da finti amici, anch’essi nigeriani, che le avevano promesso un lavoro, ma che invece l’hanno buttata in mezzo a una strada a prostituirsi, senza documenti, senza alternative, minacciata di continuo di pesanti ritorsioni sulla sua famiglia. Non regge alla situazione e si fa rimpatriare. Quando torna nel suo paese, le pressioni nei confronti dei familiari si fanno ancora più forti, perché lei non può pagare il debito che i suoi aguzzini le hanno imposto, e il padre muore di infarto. La colpa, ovviamente, è sua. 

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Storia di Vittorio

È una storia lunga, quella di Vittorio, lunga in anni come i giorni della quarantena. Una vita divisa a metà: una famiglia, lo studio, una professione nello Stato e poi una frattura, che interrompe i legami con il mondo di sempre. Anzi li avvelena, dovremmo dire. Nella mente di Vittorio gli amici diventano nemici, i colleghi spie, i conoscenti una minaccia, la famiglia un pericolo. Ma quel che ancora è più paradossale è la fuga cui Vittorio si dà, per proteggersi dalle trappole che vede tendersi ad ogni passo. Non si nasconde in un bosco, in una grotta, in un altro paese. Si nasconde in stazione, in mezzo a tutti, dove tutti lo vedono, dove tutti lo notano, con la sua barba, il suo cappottone che striscia a terra, col suo carrello e le valigie. Continua a leggere

Storia di Felice

Nato cinquantuno anni fa in provincia di Napoli, Felice si è rivolto per la prima volta al Centro Sammartini, l’Help Center di Milano, nel maggio 2018 per l’ottenimento della residenza fittizia.
In sede di colloquio ha riferito di aver vissuto un’infanzia particolarmente sofferta e di aver subito maltrattamenti da parte del padre. Su insistenza di quest’ultimo, si è sposato all’età di 18 anni e ha avuto dalla moglie due figlie, con le quali non ha più alcun rapporto.
Felice è analfabeta e non ha mai frequentato le scuole dell’obbligo. Nell’esprimersi utilizza un linguaggio estremamente semplice, povero e ripetitivo. Non ha di fatto mai avuto un lavoro strutturato.

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Storia di Franco

Franco è un uomo di 62 anni. Arrivò presso l’Help Center di Napoli circa 6 anni fa, per chiedere un posto per dormire presso il nostro Centro di accoglienza. Ci colpì immediatamente per la sua naturalezza e per il suo garbo. Ha trascorso la sua vita facendo lavoretti occasionali, senza mai raggiungere una posizione che potesse offrirgli una certa stabilità. Posizione che forse non ha mai cercato. Non si è mai sposato e non ha mai avuto problemi con la giustizia. Una vita semplice, senza eccessi, fatta di piccole cose quotidiane. L’equilibrio si spezza quando, superato i 50 anni, le piccole occasioni di lavoro iniziano a scarseggiare. Non riuscendo più a permettersi un affitto, perde la casa e comincia la sua avventura su strada. 
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Storia di H.

H. fa il primo accesso all’Help Center di Bari l’11 novembre 2014. Dal primo colloquio con lui emerge subito la sensibilità e la purezza di questo giovane afghano di etnia hazara. Arriva da noi insieme ad altri ragazzi afghani, sembrano un gruppo molto affiatato anche se ad accomunarli c’è solo il viaggio fatto fino ad ora. Racconta di essere scappato dal suo paese, dalla sua terra; racconta non senza emozione che ha dovuto lasciare la sua famiglia e i suoi amici perché non aveva altra scelta, perché era l’unico modo per salvaguardare la sua libertà e la sua vita. Fuggiva dal suo paese, fuggiva da una guerra fredda sanguinosa, ideologica, geopolitica, strategica, guerra per le risorse naturali, guerra fra civiltà e soprattutto fuggiva dalle persecuzioni nei confronti della sua etnia e approdava in Norvegia. 
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Storia di Tommaso

Mi chiamo Tommaso, ho vent’anni ed ho iniziato il volontariato presso l’Help Center di Bologna nel gennaio 2019. Sono due anni che affianco gli operatori durante le uscite serali in strada. 
All’inizio cominciai perché mi venne proposta questa possibilità all’interno del mio gruppo scout come attività di servizio per quell’anno; conclusa l’esperienza, decisi successivamente di continuare per conto mio come cittadino. Alla base di questa scelta, che continuo a portare avanti, c’è la consapevolezza che questa esperienza di volontariato è a volte non solo gratificante, ma anche importante!


Gratificante, dal mio punto di vista, perché rispetto ad altre forme di volontariato, o di aiuto al prossimo, non ci si ferma al solo aiuto “materiale” donando un pasto, una coperta o un abito, ma si cerca di entrare in stretto contatto sociale con la persona, con l’obiettivo di aiutarla in un’ottica più a lungo termine. Continua a leggere